Riso

Classe: Monocotyledones
Famiglia: Graminaceae  (Gramineae o Poaceae)

 

Descrizione:

il riso è pianta di antichissima coltivazione, originaria del sud-est asiatico a clima tropicale e subtropicale. Il riso è una delle principali risorse alimentari dell'umanità: oltre la metà di essa basa sul riso la sua alimentazione.


Nel mondo si producono annualmente oltre 550 milioni di t di riso su oltre 150 milioni di ettari. In Italia la risicoltura è estesa su circa 230.000 ettari e localizzata quasi totalmente nella Valle Padana ed in particolar modo nelle zone dove sono disponibili per l'irrigazione grandi quantità d'acqua, nelle province di Vercelli, Pavia, Novara e Milano (poco meno del 90%); altre province risicole sono Mantova, Verona, Rovigo e Ferrara. Tracce sporadiche di coltivazione di riso ci sono anche nell'Italia centrale e insulare (Sardegna: riso da seme).


Caratteri botanici:

l'Oryza sativa è ricchissima di forme; le forme coltivate possono essere ascritte a due sotto­specie: indica e japonica.

  • I risi del tipo indica sono rustici ma soggetti all'allettamento e la granella è lunga (rapporto lunghezza/larghezza superiore a 3), stretta, appiattita, resistente alla cottura e non incollante.
  • I risi di tipo japonica hanno maggiori esigenze nutrizionali rispetto ai risi indica; la paglia è piuttosto corta e robusta, la produttività elevata; la granella è corta (rapporto lunghezza/larghezza minore di 3) e tozza, poco resistente alla cottura e tendente ad incollarsi.

Il riso è dotato di un sistema radicale costituito da radici embrionali e da radici avventizie; Inizialmente c’è una fase di accestimento e di emissione delle radici avventizie più vigorose delle embrionali; segue una fase di levata alla quale corrisponde lo sviluppo in lunghezza degli steli.

Nelle radici avventizie non più giovani compaiono dei «vasi aeriferi», che assicurano l'aerazione delle radici anche nell'ambiente sommerso in cui il riso vive.

  • Il culmo ha internodi cavi e nodi pieni e si sviluppa in modo analogo al frumento. Le foglie, in numero diverso secondo la varietà, ma di solito 5-7 per culmo, sono costituite di una guaina e di una lamina, ruvida per la presenza di peli corti e duri.
  • L'infiorescenza è un panicolo terminale ramificato che porta spighette.
  • Il fiore è ermafrodito: contiene sia gli organi femminili che maschili.
  • Il frutto è una cariosside sempre vestita (il «risone»), compressa ai lati, oblunga, costituita in modo analogo alla cariosside del frumento.

Il peso di 1.000 cariossidi vestite varia da 25 a 45 grammi.

Naturalmente molto variabili sono la taglia del culmo, il portamento del fogliame, le dimensioni, la forma ed il portamento dei panicoli, le dimensioni delle cariossidi, il loro aspetto (vetroso od opaco) nonché la resa alla lavorazione, la produttività, la precocità, le caratte­ristiche organolettiche.


Esigenze ambientali
Clima:
il riso è esigentissimo in fatto di calore e di acqua, ma la sua più peculiare caratteristica ecologica è di tollerare la saturazione idrica del terreno per cui, pur non essendo una pianta acquatica, è adattato anche alla sommersione.
La temperatura deve essere elevata e costante: il riso risente gravemente degli sbalzi termici. Nelle regioni equatoriali, dove la temperatura è costantemente alta, si fanno anche 2-3 raccolti all'anno. Nei climi temperati l'unica stagione di coltura possibile è quella primaverile-estiva e con irrigazione per sommersione che svolge anche importanti funzioni termoregolatrici.
Il ciclo dalla semina alla maturazione è di 150-180 giorni.
Le temperature minime vitali sono 12 °C per la germinazione; la levata e la fioritura si svolgono in modo ottimale a 23-25 °C.
Il riso oltre che esigente in fatto di temperature (fino alla fioritura) è molto sensibile alle escursioni termiche giornaliere. Con la sommersione un'escursione termica giornaliera di 10-15°C viene ridotta ad appena 3-4°C
Può essere coltivato senza irrigazione solo dove cadono regolarmente più di 200 mm di pioggia al mese per almeno 3-4 mesi (dalla germinazione alla maturazione).

In Italia il riso è coltivato in terreno sommerso.


Terreno:
per quanto riguarda il terreno, il riso si adatta ad ogni tipo e costituzione: sabbioso, argilloso, basico o acido, ecc. purché umido. Nella risicoltura sommersa la limitazione principale in fatto di terreno sta nelle caratteristiche: deve essere abbastanza impermeabile da potervi mantenere la lama d'acqua necessaria: circa 30 cm di spessore.
Il terreno deve essere sistemato in modo da rendere possibile l'uniforme distribuzione dell'acqua e un rapido prosciugamento per poter compiere le «asciutte» necessarie per alcune operazioni colturali.


Tecnica colturale

  • Avvicendamento:
    nei terreni acquitrinosi o a falda troppo superficiale, dove è l'unica coltura fattibile, il riso succede a se stesso indefinitamente (risaia perma­nente) poiché è specie che tollera la coltura ripetuta.
    Nella maggior parte delle zone risicole italiane la risaia si avvicenda, anche se con qualche difficoltà: la particolare sistemazione del ter­reno per la risaia non consente l'agevole risanamento idraulico richiesto dalle altre colture e che i costosi lavori di sistemazione della risaia vengono ammor­tizzati solo con più colture consecutive di riso.
  • Sistemazione e preparazione del terreno:
    base della sistemazione è il perfetto spianamento del terreno e la delimitazione di questo con arginature.
    Nelle zone risicole nord-occidentali la lavorazione del terreno è preceduta dal rifacimento o dal ripristino (mediante il riporto e il costipamento di terra) degli arginelli.
    Nelle zone delle province orientali esistono solo i grandi argini permanenti.
    La preparazione del terreno per il riso consiste in un complesso di lavori che, per lo più, vengono eseguiti in inverno-primavera: aratura, affinamento, pareggiamento (arginellatura), livellamento, costipamento (o intasamento).
  • Semina:
    la stagione di semina del riso varia a seconda della temperatura del­l'acqua, della coltura precedente, della precocità della varietà, ecc. In genere è compresa tra la metà di aprile e la metà di maggio, ma con varietà molto pre­coci ci si può spingere fino alla fine di maggio.
    Per avere un'emergenza soddisfacente occorre che la temperatura rag­giunga i 12-14 °C.
    La quantità di risone che comunemente si usa va dai 150 ai 220 kg per ha e talvolta anche di più; l'obiettivo è di realizzare un popolamento di 250-300 piante per m2.
    Tradizionalmente la semina si fa su terreno inondato a cui segue immediatamente il passaggio dello “spianone”: il seme viene coperte per il depositarsi del fango sollevato da questo.
    Tende ad esten­dersi la tecnica di semina su terreno asciutto (semplifica il controllo delle infestanti) cui seguirà la sommersione dopo 20-35 giorni a riso già nato e con 2-3 foglie.
  • Governo dell'acqua:
    la conduzione dell'irrigazione in risaia è di grandissima importanza.
    Il consumo d'acqua nella risaia è enorme: sono richieste portate continue da 1 a 5 (media 2,5) litri al secondo per ettaro (e più, in terreni molto permeabili). Consi­derando una stagione di 5 mesi ciò porta a volumi stagionali d'adacquamento variabili da 13.000 a 65.000 m3/ha e oltre.


Raccolta e utilizzazione

    • Raccolta:
      il riso seminato in aprile giunge alla maturazione fisiologica in epoche diverse secondo la precocità della varietà: ad esempio quelle precoci raggiungono la maturazione in settembre, mentre quelle tardive vi pervengono alla fine di ottobre.
      Il prodotto che si ottiene dalla trebbiatura è il risone o riso vestito.
    • Essiccazione:
      ;il risone che esce dalla trebbiatrice ha sempre un'umidità media del 25%, perciò deve essere sotto­posto ad essiccazione in appo­siti essiccatoi ad aria calda e a moderata temperatura (35-40 °C); questa opera­zione va fatta subito dopo la raccolta, comunque non oltre 15-20 ore da questa, pena fermentazione. Il riso uscito dall'essiccatoio subisce una pulitura per ventilazione e vagliatura onde liberarlo dalle impurità.
    • Lavorazione del risone:
      ;il risone viene quindi sottoposto a diverse operazioni di pulizia e raffinazione per arrivare al prodotto commerciale.


Concimazione:

con le varietà attuali le dosi di azoto ordinariamente fornite sono 100­-150 kg/ha.
Per la concimazione fosfatica i quantitativi di Fosforo comunemente impiegati sono di 70-80 kg/ha.
La concimazione potassica è praticata quasi esclusivamente nel comprensorio risicolo della zona prealpina occidentale dove i terreni sono dilavati ed acidi, nella quantità di 100-150 kg/ha di Potassio; poco o nulla usati sono i con­cimi potassici nel Delta padano dove i terreni sono alluvionali.

 

In pre-semina ed in copertura, intervenire al suolo con i concimi organici ed organo-minerali a base di AGROGEL®, gelatina idrolizzata per uso agricolo, ad alto contenuto di azoto e carbonio organici. L’azoto non è soggetto a perdite per lisciviazione e volatilizzazione, per cui questi concimi rispettano l’ambiente e riducono gli sprechi economici. La complessazione degli altri meso e microelementi alla matrice proteica consente una cessione progressiva e modulata, completamente naturale, che prolunga la disponibilità per le piante anche di fosforo, potassio, ferro, zolfo, limitando i fenomeni di immobilizzazione nel suolo. Con soli due interventi, viene soddisfatto tutto il fabbisogno nutrizionale della coltura, aumenta la resa produttiva e la qualità della granella.


Per via fogliare, intervenire con i concimi a base di GELAMIN®, gelatina idrolizzata fluida per uso agricolo, ottenuta con un processo esclusivo, l’idrolisi enzimatica, che consente di avere un alto contenuto di azoto organico e di amminoacidi in forma levogira. Questi concimi vengono rapidamente assorbiti per via fogliare e svolgono una doppia funzione, nutritiva e biostimolante, favorendo un ottimale sviluppo vegetativo, un’azione anti-stress e aumentando la qualità finale della granella, in termini di contenuto proteico e peso specifico. La stabilità della matrice, la bassa salinità e il pH consentono la miscibilità con altri prodotti, anche fitofarmaci, per cui l’applicazione può essere effettuata in occasione dei diserbi o dei trattamenti fungicidi e insetticidi.

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