Mais

Classe: Monocotyledones
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Specie: Zea mays L.


Origine e diffusione

Il mais (o granturco) fu conosciuto dagli europei un mese dopo la scoperta dell'America all'interno di Cuba dove era chiamato maíz. La prima, rapida diffusione del mais in Europa si ebbe nel 1600. Qualche tempo dopo il mais iniziò a diffondersi in Italia, con varietà provenienti dai vicini Balcani (da cui il nome popolare di «granturco»).
Le regioni italiane più intensamente maidicole sono Veneto, Lom­bardia, Piemonte e Friuli V.G.: da sole queste quattro regioni producono circa il 66% di tutto il mais prodotto in Italia. Il mais è pochissimo coltivato nell'Italia meridionale, e presente nelle Isole in zone di bonifica.


Caratteri botanici

La Zea mays è l'unica specie del genere Zea ed esiste solo allo stato coltivato.

Cariosside

Sono accentuate le differenze di aspetto del granello di mais (colore, forma, peso). Il colore può essere bruno, violetto, rosso, giallo, bianco; la forma rotondeggiante, schiacciata, appuntita; il peso di 1.000 cariossidi varia da meno di 100 grammi a oltre 1200 grammi; nei tipi più comunemente coltivati 1.000 cariossidi pesano 250-350 g. 


La pianta e il ciclo vitale

La temperatura minima per avere germinazione e nascite accettabil­mente rapide e regolari è di 12 °C. La semina può essere fatta non appena tale temperatura media si riscontra nel terreno alla profondità alla quale va deposto il seme (50 mm circa).

Dalla plantula che spunta fuori terra si libera la prima foglia, alla quale corrisponde nel terreno un primo nodo a profondità variabile, ma sempre prossimo alla superficie. La seconda foglia e le successive sorgono alterne da ognuno dei nodi soprastanti al primo; dagli stessi nodi basali spuntano le radici avventizie, che talora restano aeree. L'apparato radicale giunge facilmente ad oltre un metro di profon­dità, ma il suo sviluppo avviene prevalentemente nei primi 40 cm. Dopo l'emissione della terza o quarta foglia, a 30/45 giorni dalla semina, incomincia la levata e lo sviluppo completo della pianta, molto rapido in condizioni ambientali favorevoli. Il mais delle varietà più coltivate non accestisce.

Il numero degli internodi (da 12 a 24 nelle cultivar coltivate in Europa) è legato ai caratteri varietali e all'ambiente climatico, soprattutto alla lun­ghezza del giorno. Le foglie, inserite ai nodi del culmo, hanno disposizione alterna, venature parallele, sono larghe fino a 80 mm ed allungate fino a 70­/80 cm, acuminate, lisce nella pagina inferiore e spesso anche nella supe­riore, un po' ondulate, con guaina che alla base avvolge il fusto. In 50-70 giorni le piante raggiungono il loro massimo svi­luppo ed iniziano la fioritura.


Organi fiorali

Il mais ha i fiori maschili e femminili sulla stessa pianta, portati da infiorescenze separate.
L'infiorescenza maschile (detta pennacchio) è un panicolo terminale, costituito da numerose ramificazioni sulle quali si trovano le spi­ghette; ogni spighetta consta di due fiori con tre stami ciascuno. L'infiorescenza femminile (detta pannocchia) è una spiga ascellare, posta in genere al 6-7° nodo sotto il pennacchio.

Le forme usualmente coltivate sono monospiga in ordinarie condizioni di fittezza.

Il complesso dei rivestimenti che avvolgono completamente la spiga forma il cosiddetto cartoccio (funzione protettiva). La spiga è costituita da un asse ingrossato detto tutolo sul quale sono inserite le spighette.
Sul tutolo le spighette sono in genere disposte in file («ranghi») retti­linee regolari, talora spiralate e poco regolari.
Il numero di ranghi presenti sulla spiga possono variare (da 8 a 24), ma le forme più diffuse nella maiscoltura intensiva ne presentano da 14 a 20. Il numero di fiori e di potenziali cariossidi può andare da poche decine a molte centinaia (fino a 1.000) per spiga.


Maturazione

Nei 10-12 giorni successivi alla fioritura si ha la rapida formazione dell'em­brione; successivamente inizia la fase di formazione della granella, caratterizzata da accumulo di amido nelle carios­sidi in via di formazione. Le cariossidi dapprima lattiginose (matu­razione lattea), dopo 40-50 giorni dalla fecondazione divengono consistenti, amidacee, pastose sotto le dita, hanno un conte­nuto d'acqua del 40-45%, mentre le foglie più basse cominciano ad ingiallire: è questa la fase di maturazione cerosa, che segna il momento ottimale per la raccolta del mais destinato all'insilamento.  Procedendo ulteriormente la matura­zione, la pianta completa l'ingiallimento, mentre la granella diventa sempre più consistente e secca: quando contiene circa 30-35% d'acqua si trova alla matu­razione fisiologica, stadio al quale ha raggiunto il massimo peso secco. In Italia (salvo ecce­zioni) non è possibile raccogliere il mais con un contenuto di acqua che ne consenta l'immagazzina­mento (13% al massimo). Bisogna perciò provvedere sempre all'essiccazione della granella.


Durata delle fasi vegetative

La velocità con cui il mais compie le fasi del suo sviluppo varia molto con la costituzione genetica e con le condizioni climatiche.

La fase compresa tra la semina e l'emer­genza ha una durata variabile secondo la temperatura: con 12 °C (minimo): 18-20 giorni; con 17 °C: 8-10 giorni; con 21 °C: 5-6 giorni. La fase che va dall'emergenza alla fioritura varia in funzione di varietà, temperatura e fotoperiodo. In Italia i tipi più precoci fioriscono dopo 45-50 giorni dall'emer­genza, i più tardivi dopo 70-75 giorni. La fase compresa tra fioritura e matura­zione fisiologica dipende da: caratteristiche genetiche, temperatura e umidità dell'ambiente. Gli ibridi più precoci matu­rano dopo 45-55 giorni dalla fioritura, mentre tipi molto tardivi dopo oltre 70 giorni. Pertanto il ciclo complessivo «emergenza-maturazione fisiologica» dei mais coltivati in Italia varia da un minimo di 90 giorni a un massimo di 145 giorni.


Esigenze ambientali

  • Temperatura
    Il mais esige temperature elevate per tutto il suo ciclo vitale, durante il quale manifesta esigenze via via crescenti.
    Il mais non germina e non si sviluppa se le tem­perature sono inferiori a 10 °C. Sono molto dannosi abbassamenti di temperatura anche solo vicini a 0°C (4-5 °C). La temperatura ottimale per l'accrescimento delle piante giovani è di 22-24 °C, per la fiori­tura di 26 °C.  Eccessi termici (tempe­rature superiori a 32-33 °C accompagnate da bassa umidità relativa) possono rivelarsi dannosi durante la fioritura. Il mais in fase di maturazione della granella cessa di crescere quando la temperatura scende sotto i 17 °C, soglia termica che segna il termine della stagione vegetativa.
  • Acqua
    Con l'irrigazione si deve supplire alla eventuale carenza di piogge, purché l'acqua neces­saria sia disponibile a costi contenuti. Nelle coltivazioni più evolute si sta passando dalle irrigazioni a pioggia con alti volumi d’acqua a sistemi di irrigazione localizzata con volumi più contenuti che consentono la distribuzione di integrazioni nutritive.


Tecnica colturale

  • Il processo produttivo
    Il ciclo vitale del mais inizia con semi che pesano circa 0,3 grammi e si conclude con piante che raggiungono un peso secco di circa 400-500 grammi, metà dei quali sotto forma di una spiga. Una buona produzione di mais può essere considerata di 20-25 t/ha di sostanza secca complessiva di cui poco meno di metà (10-12 t/ha) come granella.

    Il mais è una «macchina vegetale» di singolare efficienza, dotata di un altissimo potenziale produttivo specialmente dove e quando le condizioni ambientali sono caratterizzate da forte radiazione e alta temperatura. Il periodo di massima assimilazione nel mais inizia con l'emis­sione del pennacchio, quando anche l'ultima foglia si è completamente dispie­gata, e abbraccia tutto il periodo della fioritura e dell'inizio della maturazione.
  • E’ richiesto:
    - apparato radicale funzionale e ben sviluppato.
    - apparato fogliare deve essere di appropriata ampiezza, che significa adeguato numero di piante a metro quadrato.
    - apparato fogliare efficiente e longevo (stay green): efficienti concimazioni, irrigazione (meglio fertirrigazione) e difesa da erbe infestanti. La produzione di granella si fa con quello che la sintesi clorofilliana produce dopo la fioritura.


Raccolta, produzione e utilizzazione

Il mais da granella, da maturazione fisiologica in poi, può essere raccolto sempre, ma ha un'umidità troppo alta che rende necessaria l'essicca­zione.

Il momento ottimale per la mietitrebbiatura del mais è quando la gra­nella ha un contenuto d'acqua del 24-26%. Granella più secca si sgrana con facilità sotto l'azione meccanica. Granella più umida si distacca dal tutolo con difficoltà e si spacca facilmente (è buona la qualità con presenza di semi rotti inferiore al 10%).


Essiccazione e conservazione
La granella da commerciare secca non deve avere più del 13% d'acqua per poter essere immagazzinata, anche se l'umidità standard commerciale è con­venzionalmente 15,5%. Il mais ha quasi sempre bisogno di essiccazione artificiale in essiccatoi ad aria calda.


Micotossine
La granella del mais se conservata impropriamente, non abbastanza secca, è esposta ad ammuffimento, comune a tutte le grana­glie, ma che nel mais assume una gravità tutta particolare perché l'agente è un fungo (Aspergillus) che produce una micotossina (aflatossina) di straordinaria tossicità.


Produzioni La resa media italiana è tra le più alte del mondo superando oltre 9 t/ha. In zone tipiche molte aziende realizzano ordinariamente produzioni di 10-12 t/ha e oltre.


Utilizzazione
La maggior parte del mais, utilizzato per la mangimistica e per l'alimen­tazione umana, viene trasformato per macinazione a secco. Con questa lavora­zione si ottiene la separazione del germe, della crusca e di sfarinati di diversa granulometria.

  • Il germe è destinato all'estrazione dell'olio;
  • La crusca ha destinazione zootecnica;

Gli sfarinati derivanti da questo processo sono i seguenti:


  • spezzature grosse (da 1/2 a 1/3 di chicco) da sottoporrealla laminazione in fiocchi (corn flakes) per alimentazione umana o per mangimistica;
  • spezzature fini, per l'industria della birra (in parziale sostituzione del malto d'orzo) e per mangimi zootecnici, farine, per prodotti da forno.

Concimazione
Il mais più di altre colture risponde al meglio alla disponibilità di concimi ad alta efficienza (i nutrienti disponibili progressivamente, secondo le esigenze della coltura) e si avvantaggia della disponibilità di sostanza organica. Per produrre 100 kg di granella secca si stima che la coltura asporti, tra granella e parti vegetative, le seguenti quantità di macroelementi:
Azoto: 2,5 kg, Fosforo 1,2 kg, Potassio 2,0 kg.


In terreni di buona fertilità, tenendo conto delle dotazioni di fondo, vanno previste le seguenti concimazioni:
- Azoto: 250-300 kg/ha
- Fosforo: 80-120 kg/ha
- Potassio: 50-100 kg/ha

In pre-semina ed in copertura, intervenire al suolo con i concimi organici ed organo-minerali a base di AGROGEL®, gelatina idrolizzata per uso agricolo, ad alto contenuto di azoto e carbonio organici. L’azoto non è soggetto a perdite per lisciviazione e volatilizzazione, per cui questi concimi rispettano l’ambiente e riducono gli sprechi economici. La complessazione degli altri meso e microelementi alla matrice proteica consente una cessione progressiva e modulata, completamente naturale, che prolunga la disponibilità per le piante anche di fosforo, potassio, ferro, zolfo, limitando i fenomeni di immobilizzazione nel suolo. Con soli due interventi, viene soddisfatto tutto il fabbisogno nutrizionale della coltura, aumenta la resa produttiva e la qualità della granella.


Per via fogliare, intervenire con i concimi a base di GELAMIN®, gelatina idrolizzata fluida per uso agricolo, ottenuta con un processo esclusivo, l’idrolisi enzimatica, che consente di avere un alto contenuto di azoto organico e di amminoacidi in forma levogira. Questi concimi vengono rapidamente assorbiti per via fogliare e svolgono una doppia funzione, nutritiva e biostimolante, favorendo un ottimale sviluppo vegetativo, un’azione anti-stress e aumentando la qualità finale della granella, in termini di contenuto proteico e peso specifico. La stabilità della matrice, la bassa salinità e il pH consentono la miscibilità con altri prodotti, anche fitofarmaci, per cui l’applicazione può essere effettuata in occasione dei diserbi o dei trattamenti fungicidi e insetticidi.

 

 

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